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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

 

L'amore come forza che fa risorgere

 

L'amore è una forza capace di dare vita, in molti modi: è l'amore che fa nascere un figlio, quello con cui lo si educa; è l'amore con cui gli amici tirano fuori il meglio l'uno dall'altro; è quello con cui un insegnante diventa docente non solo di materie, ma anche di vita; è l'amore con cui Dio ci chiama all'esistenza e anche alla risurrezione.

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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

 

L'arrivo dell'anno nuovo è spesso associato al proliferare di oroscopi, contenenti le previsioni su amore, fortuna e salute.
Un tema scottante anche per molti cristiani che si affidano agli oracoli degli astrologi, in cerca di un'alternativa ai problemi o nella speranza di una buona riuscita dei propri affari sentimentali e materiali.
Ma cos'è la fortuna, per il cristiano? La fede è conciliabile con l'astrologia?
E perché la coccinella (simbolo portafortuna) è associata (cosa che forse non tutti sanno) alla Vergine Maria?
 
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"Il Signore Gesù è risorto, è veramente risorto". Questo è il solenne annuncio pasquale che risuona in tutto il mondo. Con la sua risurrezione Gesù conferma ciò che diceva di essere: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno" (Gv 11,25-26).

Cristo è risorto! E' il grido che sconvolse i discepoli in quel lontano giorno di Pasqua e li riempì di gioia.

Cristo è risorto! Questa, anche per noi oggi, è la lieta notizia che ha il potere di cambiarci la vita: di colmarla di gioia, di pace, di coraggio, di luce... di quella vera felicità che finora, forse, abbiamo cercato senza trovare. (Messalino Shalom, 27 marzo 2016).

Buona Pasqua!

E per chi volesse infornare campane e coniglietti...

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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

 

 

FEDELTÀ E MISERICORDIA: IL NOME DI DIO

 

«Dio proclama il proprio nome! Lo fa alla presenza di Mosè, con il quale parlava faccia a faccia, come con un amico. E qual è questo nome di Dio? Ogni volta è commovente ascoltarlo: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà" (Es 34,6). 
Sono parole umane, ma suggerite e quasi pronunciate dallo Spirito Santo. Esse ci dicono la verità su Dio: erano vere ieri, sono vere oggi e saranno vere sempre; ci fanno vedere con gli occhi della mente il volto dell’Invisibile, ci dicono il nome dell’Ineffabile. 
Questo nome è Misericordia, Grazia, Fedeltà». 

 

(Benedetto XVI, Omelia, 17 maggio 2008)

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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

 

DIGIUNARE PER NON CHIUDERE IL CUORE

L'episodio biblico del ricco epulone (Lc 16,19-32) che lascia letteralmente morire di fame il povero Lazzaro, nonostante quest'ultimo mendichi alla sua porta, rende chiaramente evidente l'insidia del vizio capitale noto come «gola»: aprire la bocca per riempirsi il ventre, ma chiudere il cuore, conducendo così l'anima alla morte eterna.

 

 

 

La golosità è l'esagerazione nei piaceri del cibo e dell'alimentazione, soprattutto quando provoca danni alla salute o quando per egoismo lo sottraiamo a chi ne ha bisogno.

 

 

 

(Vincenzo Bertolone, Traditio Fidei: conoscenza e amore? O amore e conoscenza... per essere felici, Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace, 2012, n. 192, p. 65)

 



 

Morte del corpo o morte dell'anima?

 

 

 

Il brano lucano sottolinea con grande finezza (e senza filtri edulcolorativi) la grande disparità che passa tra le ingiustizie di questa terra e la giustizia del Regno dei cieli. Durante la sua esistenza terrena Lazzaro si trova a mendicare alla porta del ricco, ma non riceve nulla da lui. Anzi, l'epulone neppure lo vede. La sua golosità lo ha annebbiato a tal punto da non fargli avere occhi per i bisogni altrui.

 

Interviene però - e qui comincia il rovesciamento delle sorti - quella che Totò chiamava «'A livella», «La livella»: la morte. L'atto conclusivo della vita "materiale", quell'accadimento che tocca tutti, che rende ciascun essere uguale a un altro: mortale. «Un giorno il povero morì. Morì anche il ricco e fu sepolto» (v. 22).

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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

 

 

DIGIUNARE DAL VIZIO "CAPITALE"

 

 

 

«Il diavolo vince chi riesce a rendere superbo» [1] così come egli è . Non per nulla la superbia è il primo dei vizi capitali [2], da cui derivano tutti gli altri. 

 

 

 

Superbia è il disordinato desiderio di onori e di superiorità; è grave quando porta l'uomo a non sottomettersi neppure a Dio; è veniale quando la persona, pur sottomettendosi all'autorità, conserva uno sregolato desiderio di distinzione. Questo può divenire grave quando sia congiunto ad ingiustizia pesante verso altri, o motivo di peccati gravi. (Gerardo Cappelluti, Vademecum di teologia morale, Libreria Editrice Vaticana, 2006, n. 14, p. 18)

 



 

Orgoglio e superbia 

 

 

 

L'orgoglio non va associato, in toto, alla superbia. L'orgoglio può essere, infatti, "positivo". Galimberti lo definisce come «quella piacevole impressione che nasce nella mente quando ci sentiamo soddisfatti di noi stessi per la nostra virtù, bellezza, ricchezza o potere» per cui «il giusto orgoglio è un atto di giustizia verso di sé. Chi lo possiede non è presuntuoso» [3]. Il sano orgoglio è proporzionale alle capacità e alle doti, al lavoro svolto, ai risultati raggiunti. L'orgoglio positivo non distorce la percezione dell'io, non altera la realtà e non falsa i rapporti con gli altri. 

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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

Il tempo del digiuno può diventare l'occasione per la "sottrazione dello spreco" dalla mensa reale e ideale dell'uomo. Mensa reale, perché lo spreco ha una dimensione prettamente alimentare, che coinvolge (soprattutto) i Paesi ricchi a discapito di quelli più poveri; mensa ideale, in quanto lo sperpero - che si traduce in perdita di denaro - si misura anche in beni diversi dal cibo, coinvolgendo tutta una serie di prodotti (da quelli di uso comune a quelli meno consueti) e riguardando non solo le fasce più abbienti della popolazione, ma anche il ceto medio, a volte autore di un ipersfruttamento di oggetti e alimenti, altre volte fautore dell'opzione per il bene di lusso, anche a dispetto delle reali possibilità economiche. Non di rado, lo spreco è poi il frutto di una malaccortezza non sempre calcolata. Da qui la necessità di un vero e proprio allenamento anti-abusivismo consumistico.
Vi è tuttavia un tipo di spreco a cui, forse, si fa ordinariamente meno caso, ma che finisce con l'inquinare la tavola spirituale dell'uomo. La Bibbia contiene un interessante vademecum anti-spreco (e non solo!).
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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

Continuiamo a proporvi delle brevi riflessioni settimanali sul digiuno, articolate attorno al tema «Il digiuno che voglio», parole pronunciate da Dio nell'Antico Testamento. Attraverso di esse Egli vuole frantumare l'ipocrisia dell'essere umano, impegnato nell'osservanza di riti, ma spesso lontano - con il cuore - da Lui e dal prossimo. È la stessa ipocrisia contro cui si scaglierà Gesù nel Vangelo, quando inviterà a digiunare, pregare e fare l'elemosina senza suonare la tromba, ma nel segreto del proprio cuore, perché solo dal Padre, che conosce interiormente l'uomo, verrà la ricompensa.

 

DIGIUNARE DALLE PAROLE CATTIVE
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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

 

Il tempo liturgico della Quaresima si apre con il Mercoledì delle Ceneri, in cui il simbolismo della "polvere" che i credenti ricevono sul capo ricorda la vanità delle cose, la temporaneità della vita terrena e, in sintesi, la morte che accomuna ogni essere umano.

Inoltre, questo tempo penitenziale viene avviato con la pratica del digiuno e dell'astinenza dalle carni, cui farà seguito, tutti i venerdì di quaresima, l'astinenza dalle carni e nuovamente il digiuno e l'astinenza il Venerdì Santo.

1) La legge del  digiuno "obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate. 

 

2) La legge dell'astinenza proibisce l'uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, ad un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi. 

 

3) Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60' anno iniziato; alla legge dell'astinenza coloro che hanno compiuto il 14'  anno  di età. 

 

(Nota Cei, Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza, n. 13)



IL SENSO DEL PIATTO VUOTO


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La castagna

 

Si rannicchia la castagna

dentro il riccio non si bagna.

 

 Quando passa San Martino

con un buon bicchier di vino,

non vuol stare più nascosta

e festeggia caldarrosta.

 

Nelle case vien bollita,

nelle strade è abbrustolita.

 

Va la mamma col bambino

che vuol fare uno spuntino.

Va il passante infreddolito,

va la moglie col marito.

 

Tutti voglion quel cartoccio

che all' autunno è un buon approccio.

 

   

 "Cibo e parola" in collaborazione con Maria del blog Chiamati alla Speranza.

 

 

 

Prende avvio una collaborazione con una cara amica, Maria, titolare del blog Chiamati alla Speranza, nonché autrice di sussidi di preghiera per  alcune fra le maggiori case editrici cattoliche.

 

La nostra amicizia ci ha spinte a unire le nostre diverse rispettive competenze e passioni, accomunate dall'unico denominatore massimo: la fede condivisa, oltre che vissuta personalmente. 

 

Nasce così "Cucina e Parola", una piccola rubrica in cui parlare di Vangelo attraverso il cibo e  gli spunti di riflessione che questi offre. D'altronde, Gesù non ha scelto la tavola imbandita come luogo attorno al quale conquistare molti peccatori? E non ha lasciato Se Stesso - all'uomo - sotto le Specie del pane e del vino, di cui ancora oggi ci si può nutrire, raccolti attorno alla Mensa Eucaristica?

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