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E’ il mio primo libro e lo presento domani alle 18 a Soverato (Cz).

Se siete da quelle parti, vi aspetto. Anzi no.Vi aspettiamo!

Ci sarà l’editore, ci sarò io, ci sarà la Dott.ssa Carla Cosco, psicologa e psicoterapeuta che ha curato la prefazione di Filastrocche a tavola. Saremo lieti di guidarvi in un viaggio tridimensionale attraverso i Foodtales, dove cibo, emozioni e convivialità si incontrano.

Così ne hanno parlato alcuni giornali locali:

 

Sabato 16 aprile alle 18.00 all’Istituto Maria Ausiliatrice di Soverato verrà presentato   il libro  “Filastrocche a tavola”, Ed.  La Rondine,  che rappresenta  l’esordio letterario  della soveratese Enza Minniti. Accanto all’autrice troveremo la dott.ssa Carla Cosco,  che ha curato la presentazione del volume, e l’editore Gianluca Lucia. “Filastrocche a tavola “ è un coloratissimo testo  di 46 pagine, impreziosito da bellissime immagini,  che fa comprendere che gustare il cibo non è solo un fatto di pancia. L’opera  è  divisa per colore  in quattro sezioni: Foodtalles di terra ( verde);  i Foodtales di mare ( azzurro); i Foodtales di aria ( giallo); e Foodtales di fantasia ( rosa). Dopo la diagnosi di celiachia della primogenita, quando cucinare e mangiare stava diventando un problema, l’autrice Enza Minniti ha deciso di reinventare il momento del pasto. Le sue filastrocche, infatti,  hanno una marcia in più, forse sarà per i simpatici “ Foodtales” e la loro anima. Del resto il sottotitolo del volume: “ Cibo in 3d”, ci invita ad indossare gli occhiali speciali e ci catapulta in un mondo parallelo  in compagnia dei “Foodtalets”. Il pranzo quotidiano si veste di mille colori e diventa un momento di intrattenimento tra genitori e figli, una parentesi gioiosa che rende ancora più bello lo stare insieme e condividere con mille personaggi, uno diverso ogni giorno, questa  gaiezza. Ogni giorno il momento del pranzo è atteso con impazienza, chi ci sarà oggi? Chi busserà alla nostra porta? Forse  la chioccia Fabrizia col suo pulcino, o Giotto il leprotto,oppure Serafino maialino o ancora Emilio gatto un po’ matto o ancora Pinocchio il ranocchio…

Consiglio: un libro da leggere per mamme e bambini!

 

 

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Per saperne di più cliccate qui: Filastrocche a tavola... il libro!

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"Il Signore Gesù è risorto, è veramente risorto". Questo è il solenne annuncio pasquale che risuona in tutto il mondo. Con la sua risurrezione Gesù conferma ciò che diceva di essere: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno" (Gv 11,25-26).

Cristo è risorto! E' il grido che sconvolse i discepoli in quel lontano giorno di Pasqua e li riempì di gioia.

Cristo è risorto! Questa, anche per noi oggi, è la lieta notizia che ha il potere di cambiarci la vita: di colmarla di gioia, di pace, di coraggio, di luce... di quella vera felicità che finora, forse, abbiamo cercato senza trovare. (Messalino Shalom, 27 marzo 2016).

Buona Pasqua!

E per chi volesse infornare campane e coniglietti...

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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

 

 

FEDELTÀ E MISERICORDIA: IL NOME DI DIO

 

«Dio proclama il proprio nome! Lo fa alla presenza di Mosè, con il quale parlava faccia a faccia, come con un amico. E qual è questo nome di Dio? Ogni volta è commovente ascoltarlo: "Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà" (Es 34,6). 
Sono parole umane, ma suggerite e quasi pronunciate dallo Spirito Santo. Esse ci dicono la verità su Dio: erano vere ieri, sono vere oggi e saranno vere sempre; ci fanno vedere con gli occhi della mente il volto dell’Invisibile, ci dicono il nome dell’Ineffabile. 
Questo nome è Misericordia, Grazia, Fedeltà». 

 

(Benedetto XVI, Omelia, 17 maggio 2008)

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C’è qualcosa di più appagante per una madre che far sorridere le proprie figlie?

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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

 

DIGIUNARE PER NON CHIUDERE IL CUORE

L'episodio biblico del ricco epulone (Lc 16,19-32) che lascia letteralmente morire di fame il povero Lazzaro, nonostante quest'ultimo mendichi alla sua porta, rende chiaramente evidente l'insidia del vizio capitale noto come «gola»: aprire la bocca per riempirsi il ventre, ma chiudere il cuore, conducendo così l'anima alla morte eterna.

 

 

 

La golosità è l'esagerazione nei piaceri del cibo e dell'alimentazione, soprattutto quando provoca danni alla salute o quando per egoismo lo sottraiamo a chi ne ha bisogno.

 

 

 

(Vincenzo Bertolone, Traditio Fidei: conoscenza e amore? O amore e conoscenza... per essere felici, Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace, 2012, n. 192, p. 65)

 



 

Morte del corpo o morte dell'anima?

 

 

 

Il brano lucano sottolinea con grande finezza (e senza filtri edulcolorativi) la grande disparità che passa tra le ingiustizie di questa terra e la giustizia del Regno dei cieli. Durante la sua esistenza terrena Lazzaro si trova a mendicare alla porta del ricco, ma non riceve nulla da lui. Anzi, l'epulone neppure lo vede. La sua golosità lo ha annebbiato a tal punto da non fargli avere occhi per i bisogni altrui.

 

Interviene però - e qui comincia il rovesciamento delle sorti - quella che Totò chiamava «'A livella», «La livella»: la morte. L'atto conclusivo della vita "materiale", quell'accadimento che tocca tutti, che rende ciascun essere uguale a un altro: mortale. «Un giorno il povero morì. Morì anche il ricco e fu sepolto» (v. 22).

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Il viaggio virtuale dei Foodtales continua sulla carta stampata (Recensione sul BLOG "Mamma Pret a Porter").

Ebbene sì, mi pare ancora strano e ho faticato a figurarmelo finché non l’ho avuto in mano. Perché il blog è il blog, mentre il libro è una cosa reale, da toccare, sfogliare, annusare, e per quelle antiche come me, ha un fascino particolare, una capacità tutta sua di coinvolgere, è lì pronto per essere usato, ti invita, non si spegne mai, vive di luce propria.

E’ uscito da pochi giorni e si intitola “Filastrocche a tavola. Cibo in 3D” edito da La Rondine.

In copertina ammiccano le facce di cibo, un assaggio di alcuni personaggi che popolano le pagine.

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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

 

 

DIGIUNARE DAL VIZIO "CAPITALE"

 

 

 

«Il diavolo vince chi riesce a rendere superbo» [1] così come egli è . Non per nulla la superbia è il primo dei vizi capitali [2], da cui derivano tutti gli altri. 

 

 

 

Superbia è il disordinato desiderio di onori e di superiorità; è grave quando porta l'uomo a non sottomettersi neppure a Dio; è veniale quando la persona, pur sottomettendosi all'autorità, conserva uno sregolato desiderio di distinzione. Questo può divenire grave quando sia congiunto ad ingiustizia pesante verso altri, o motivo di peccati gravi. (Gerardo Cappelluti, Vademecum di teologia morale, Libreria Editrice Vaticana, 2006, n. 14, p. 18)

 



 

Orgoglio e superbia 

 

 

 

L'orgoglio non va associato, in toto, alla superbia. L'orgoglio può essere, infatti, "positivo". Galimberti lo definisce come «quella piacevole impressione che nasce nella mente quando ci sentiamo soddisfatti di noi stessi per la nostra virtù, bellezza, ricchezza o potere» per cui «il giusto orgoglio è un atto di giustizia verso di sé. Chi lo possiede non è presuntuoso» [3]. Il sano orgoglio è proporzionale alle capacità e alle doti, al lavoro svolto, ai risultati raggiunti. L'orgoglio positivo non distorce la percezione dell'io, non altera la realtà e non falsa i rapporti con gli altri. 

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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

Il tempo del digiuno può diventare l'occasione per la "sottrazione dello spreco" dalla mensa reale e ideale dell'uomo. Mensa reale, perché lo spreco ha una dimensione prettamente alimentare, che coinvolge (soprattutto) i Paesi ricchi a discapito di quelli più poveri; mensa ideale, in quanto lo sperpero - che si traduce in perdita di denaro - si misura anche in beni diversi dal cibo, coinvolgendo tutta una serie di prodotti (da quelli di uso comune a quelli meno consueti) e riguardando non solo le fasce più abbienti della popolazione, ma anche il ceto medio, a volte autore di un ipersfruttamento di oggetti e alimenti, altre volte fautore dell'opzione per il bene di lusso, anche a dispetto delle reali possibilità economiche. Non di rado, lo spreco è poi il frutto di una malaccortezza non sempre calcolata. Da qui la necessità di un vero e proprio allenamento anti-abusivismo consumistico.
Vi è tuttavia un tipo di spreco a cui, forse, si fa ordinariamente meno caso, ma che finisce con l'inquinare la tavola spirituale dell'uomo. La Bibbia contiene un interessante vademecum anti-spreco (e non solo!).
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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

Continuiamo a proporvi delle brevi riflessioni settimanali sul digiuno, articolate attorno al tema «Il digiuno che voglio», parole pronunciate da Dio nell'Antico Testamento. Attraverso di esse Egli vuole frantumare l'ipocrisia dell'essere umano, impegnato nell'osservanza di riti, ma spesso lontano - con il cuore - da Lui e dal prossimo. È la stessa ipocrisia contro cui si scaglierà Gesù nel Vangelo, quando inviterà a digiunare, pregare e fare l'elemosina senza suonare la tromba, ma nel segreto del proprio cuore, perché solo dal Padre, che conosce interiormente l'uomo, verrà la ricompensa.

 

DIGIUNARE DALLE PAROLE CATTIVE
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Il blog compie un anno! Sono in ritardo e per questo ve lo dico con una lumaca.

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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

 

Il tempo liturgico della Quaresima si apre con il Mercoledì delle Ceneri, in cui il simbolismo della "polvere" che i credenti ricevono sul capo ricorda la vanità delle cose, la temporaneità della vita terrena e, in sintesi, la morte che accomuna ogni essere umano.

Inoltre, questo tempo penitenziale viene avviato con la pratica del digiuno e dell'astinenza dalle carni, cui farà seguito, tutti i venerdì di quaresima, l'astinenza dalle carni e nuovamente il digiuno e l'astinenza il Venerdì Santo.

1) La legge del  digiuno "obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate. 

 

2) La legge dell'astinenza proibisce l'uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, ad un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi. 

 

3) Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60' anno iniziato; alla legge dell'astinenza coloro che hanno compiuto il 14'  anno  di età. 

 

(Nota Cei, Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza, n. 13)



IL SENSO DEL PIATTO VUOTO


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Cibo e Parola. In collaborazione con Maria di Chiamati alla Speranza.

È tradizione, nelle case salesiane, festeggiare la solennità di don Bosco (o altre ricorrenze importanti) offrendo ai ragazzi un panino con la mortadella o con il salame, cibo semplice - ma gustoso - che riscuote ancora oggi "grande successo". La consuetudine deriva dalle abitudini che il santo introdusse all'Oratorio nei giorni festivi, per i quali era prevista, dopo la confessione e la Comunione, la distribuzione di pane e salame a tutti i giovani.

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E' CARNEVALE NELLA FORESTA E GLI ANIMALI DANZANO A FESTA

TUTTI INSIEME MASCHERATI NON SI FANNO PIU' GLI AGGUATI.

ARRIVA RUGGENDO RE LEONE TRAVESTITO DA PANTALONE,

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In collaborazione con Maria, blogger su Chiamati alla Speranza

Natale è anche "simbologia", evento (salvifico, per i cristiani, e non semplicemente consumistico!) collegato all'utilizzo di simboli che, con il tempo, hanno assunto quasi l'aspetto di un marchio di fabbrica per dolci, addobbi, regali. Dietro questi elementi, - ipersfruttati dal mondo del marketing - non di rado si nasconde un significato profondo, che affonda le sue radici nella Sacra Scrittura. Proprio come accade per la stella, che non è semplicemente un oggetto decorativo, ma, prima ancora, "biblico", e dunque dal sapore teologico e spirituale, rimando a una realtà ben più profonda di ciò che il segno mostra solo all'apparenza.

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Ho colto l’agrifoglio per augurarvi un sereno inizio delle feste.

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Avete presente quella voglia di dolce che non ti lascia in pace all'ora del caffè, anche quando l'unico bar/pasticceria a disposizione è casa propria?

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La castagna

 

Si rannicchia la castagna

dentro il riccio non si bagna.

 

 Quando passa San Martino

con un buon bicchier di vino,

non vuol stare più nascosta

e festeggia caldarrosta.

 

Nelle case vien bollita,

nelle strade è abbrustolita.

 

Va la mamma col bambino

che vuol fare uno spuntino.

Va il passante infreddolito,

va la moglie col marito.

 

Tutti voglion quel cartoccio

che all' autunno è un buon approccio.

 

   

 "Cibo e parola" in collaborazione con Maria del blog Chiamati alla Speranza.

 

 

 

Prende avvio una collaborazione con una cara amica, Maria, titolare del blog Chiamati alla Speranza, nonché autrice di sussidi di preghiera per  alcune fra le maggiori case editrici cattoliche.

 

La nostra amicizia ci ha spinte a unire le nostre diverse rispettive competenze e passioni, accomunate dall'unico denominatore massimo: la fede condivisa, oltre che vissuta personalmente. 

 

Nasce così "Cucina e Parola", una piccola rubrica in cui parlare di Vangelo attraverso il cibo e  gli spunti di riflessione che questi offre. D'altronde, Gesù non ha scelto la tavola imbandita come luogo attorno al quale conquistare molti peccatori? E non ha lasciato Se Stesso - all'uomo - sotto le Specie del pane e del vino, di cui ancora oggi ci si può nutrire, raccolti attorno alla Mensa Eucaristica?

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Cri, cri, cri è tempo di provviste, cri, cri, cri...

Detto da una cicala fa sorridere.

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Cos'è la celiachia e cos'è il glutine?

La celiachia è l'intolleranza permanente al glutine. Il glutine è un aggregato proteico che conferisce particolare qualità alla farina di frumento, essendo dotato di un potere addensante o "collante" che facilita il processo di panificazione.

Tralasciando gli aspetti medico/scientifici che non sono di mia competenza, oggi parliamo di come si cucina senza glutine.

Doveroso per me informare perché ho una figlia celiaca, ma anche necessario perché non si può più ignorare questo modo di cucinare.

Purtroppo la celiachia risulta essere una delle patologie croniche più elevate con una frequenza in tutto il mondo di 1 caso ogni 100 (Vademecum AIC).

Chi insomma non ha un parente celiaco, oppure un amico, un collega, un compagno di classe dei figli?

In realtà tutti siamo in grado di cucinare senza glutine e lo facciamo continuamente senza neppure rendercene conto perché in natura gli alimenti privi di glutine sono tantissimi.

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La terrina di pesce persico e patate si è guadagnata l'appellativo di ricetta del cuore perché diversi anni fa, quando ero ancora una sposina alle prime armi, in un pranzo domenicale con tutta la famiglia, conquistai il palato di due commensali che poco amavano il pesce: mia suocera e mio cognato.

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